Thursday 22 March 2012

...innamorati della bellezza spirituale

Commento alla Regola di Sant'Agostino - Agostino Trapè

Al motivo metafisico e psicologico dell'amore si aggiunge quello mistico della contemplazione. Non poteva mancare nella Regola una visibile traccia di quella che fu la passione più profonda e più costante dell'animo agostiniano: la contemplazione della divina bellezza. "Il Signore vi conceda di osservare queste norme... come innamorati della bellezza spirituale".

La bellezza spirituale è la bellezza della sapienza, la bellezza di Dio. S. Agostino ne fu perdutamente invaghito fin dall'età di 19 anni. L'amore della sapienza divenne spontaneamente amore della bellezza. La prima questione infatti che lo occupò come scrittore, a 25 anni, fu proprio questa: la bellezza. Noi non amiamo che il bello, diceva ai suoi amici, e nulla ci attrae e ci avvince agli oggetti del nostro amore se non la convenienza e la bellezza, perché se ne fossero privi non ci attirerebbero affatto 11. Quando poi a 32 anni scoperse il volto autentico della sapienza, cioè la natura di Dio, che è luce intellettuale piena d'amore, la passione per la bellezza divenne amore di Dio. "... mi si mostrò - scrive all'amico Romaniano - il volto della filosofia con piena evidenza. Magari avessi potuto mostrarlo, non dico a te che ne hai avuto sempre fame, ma a quel tuo avversario... Anch'egli subito disprezzando e abbandonando le piscine circondate di palme e gli ameni frutteti e i delicati e sontuosi banchetti e i buffoni domestici ed infine quanto suscita in lui l'acre desiderio del piacere, convertitosi in amante tenero e rispettoso, volerebbe ammirato, bramoso e appassionato verso la bellezza di quel volto" 12.

Da quel momento Dio fu per Agostino non solo Verità, Eternità, Amore, ma anche Bellezza, anzi il "Padre della Bellezza" 13, "la bellezza di ogni bellezza" 14, "fondamento, principio e ordinatore per cui sono belle tutte le cose che sono belle" 15. Da quel momento il rimpianto cocente di aver amato troppo tardi questa bellezza ineffabile, rimpianto espresso nelle Confessioni con le note commoventi parole: "Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai" 16. Da quel momento l'abitudine di salire a Dio attraverso la bellezza delle cose: sia delle cose corporee - la bellezza dell'universo proclama infatti Dio creatore, e lo loda e a lui richiama il nostro pensiero 17-; sia delle cose artistiche, poiché "tutte le cose belle, che attraverso l'anima passano nelle mani dell'artista, provengono da quella bellezza che sovrasta le anime e a cui giorno e notte l'anima mia sospira" 18, sia dalla storia umana, che scorre come un amplissimo carme modulato da una mano ineffabile che ci richiama alla contemplazione della bellezza di Dio 19, sia dell'anima nostra, in cui risiede la vera bellezza 20, che consiste nella natura stessa dell'anima fatta ad immagine di Dio 21, e nella virtù che essa coltiva, poiché la vera e la somma bellezza è la giustizia 22 o, come dice altrove lo stesso Dottore, la fede e la carità. L'anima diventa bella, amando Dio, che è bello; e quanto più cresce nell'amore tanto più cresce nella bellezza; poiché l'amore stesso, cioè la carità, è la bellezza dell'anima 23.

Da questa abitudine nasce quell'insistente richiamo di S. Agostino a non fermarsi all'universo sensibile, né all'arte, né alla storia, né all'animo umano; ma a trascendere tutto per salire alla fonte stessa della bellezza, per salire a Dio. Molti purtroppo sanno trarre da questa bellezza la misura per approvare le cose belle - infatti le approvano e le amano, mentre non potrebbero farlo se non avessero in sé la norma per giudicarle - ma non vi traggono la misura per goderne, perché nessuno può godere rettamente delle cose belle, se non ama prima di tutto la Bellezza e non si serve di loro per salire ad essa e possederla 24.

Quante volte S. Agostino abbia percorso questo itinerario non è possibile dirlo. Possiamo dire però che questo era il suo più profondo desiderio 25, che si applicava ad esso ogni volta che glielo consentivano gli obblighi del ministero pastorale 26, che il Signore premiava spesso questo suo impegno e questa sua fedeltà con i doni straordinari della contemplazione infusa. "Spesso faccio questo, leggiamo nelle Confessioni, è la mia gioia, e in questo diletto mi rifugio, allorché posso liberarmi dalla stretta delle occupazioni. Ma fra tutte le cose che passo in rassegna consultando te, non trovo un luogo sicuro per la mia anima, se non in te. Soltanto lì si raccolgono tutte le mie dissipazioni, e nulla di mio si stacca da te. Talvolta m'introduci in un sentimento interiore del tutto sconosciuto e indefinibilmente dolce, che qualora raggiunga dentro di me la sua pienezza, sarà non so cosa, che non sarà questa vita" 27. Bisogna dunque concludere che l'estasi di Ostia, così mirabilmente descritta nel libro 9° delle Confessioni, non è un caso isolato 28.

Del resto l'insistenza di S. Agostino sul tema dell'interiorità è anche un richiamo alla contemplazione. Si sa che l'interiorità agostiniana è una dottrina profonda e vastissima che comprende almeno quattro aspetti essenziali: filosofico, pedagogico, ascetico e mistico. La Regola, richiamandoci al desiderio della bellezza spirituale, ci richiama a questi ultimi due. Occorre infatti abituarsi a vivere gioiosamente in se stessi - ciò che non si ottiene se non attraverso un impegnativo sforzo ascetico - per salire, poi, attraverso la meditazione contemplativa, dall'anima nostra a Dio e fissare in lui lo sguardo della mente. La vita religiosa impegnandoci in questo sforzo ascetico ci prepara, per sua natura, alla contemplazione, che rappresenta, anche nei suoi gradi iniziali, un frutto e un nutrimento preziosis-simo nella carità. Nelle sue forme più alte essa è un dono tanto straordinario, che possiamo umilmente chie-dere, anche se non possiamo meritare. Fortificata da questo dono, l'anima "seguendo una certa dolcezza, una non so quale nascosta ed interiore delizia, come se dalla casa di Dio risuonasse soavemente un organo... astraendosi da ogni rumore della carne e del sangue, giunge fino alla casa di Dio... dove eterna è la festa, dove ciò che si celebra non passa" 29.

Dobbiamo aggiungere infine che S. Agostino era abituato a salire a Dio dalle bellezze di un'altra creatura, che, per essere unita ipostaticamente al Verbo, è piena di grazia e di verità, e perciò di bellezza inenarrabile: l'umanità sacrosanta di Cristo. Per gli occhi della fede tutto è bello in Cristo uomo: la nascita, la passione, la morte. Perché tutto è opera dell'amore. "Cristo ha trovato in noi molte cose brutte, dice S. Agostino ai fedeli di Cartagine, eppure ci ha amati: se noi troveremo qualcosa di brutto in lui, facciamo a meno di amarlo... Ma per chi capisce, anche il Verbo fatto carne è tutto bellezza... Bello come Dio... bello nel seno della Vergine... Dunque, bello nel cielo, bello qui in terra, bello nel seno (di sua madre), bello nelle mani dei parenti, bello mentre fa miracoli, bello mentre subisce i flagelli, bello quando invita alla vita, bello quando disprezza la morte, bello quando depone l'anima, bello quando la riprende, bello nella croce, bello nel sepolcro, bello in cielo... L'infermità della sua carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza" 30. Abbiamo ricordato sopra che S. Agostino esorta esplicitamente le vergini a contemplare la bellezza di Cristo, loro sposo. Vale la pena di riportare qui il testo intero.

"Considerate la bellezza di colui che amate. Pensatelo uguale al Padre e obbediente anche alla madre; Signore del cielo e servo qui in terra; Creatore di tutte le cose e creato come una di esse. Contemplate quanto sia bello in lui anche quello che i superbi scherniscono. Con occhio interiore mirate le piaghe del crocifisso, le cicatrici del risorto, il sangue del morente, il prezzo versato per il credente, lo scambio effettuato dal redentore. Pensate al valore di tutte queste cose e ponetelo sulla bilancia dell'amore" 31.

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